ALPEC:Dichiarazione del Guatemala

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Associazione Latinoamericana di Diritto Penale e Criminologia (ALPEC)

Creazione ed obiettivi

L’Associazione Latinoamericana di Diritto Penale e Criminologia (ALPEC) si costituisce in Guatemala, il giorno  quattordici  (14) del mese di Aprile dell’anno

2011,  da  parte  dei  sottoscrittori,  con  la  finalità  di  pruomovere  la  ricerca, la diffusione  della  conoscenza, il  dibattito   giuridico,  criminologico  e  politico,  lo scambio tra docenti, ricercatori, studenti, la critica giuridica e sociale ed il perfezionamento istituzionale.

Ragioni della creazione

La creazione  dell’Associazione  Latinoamerica  di  Diritto  Penale e Criminologia (ALPEC) risponde alla necessità di disporre di un’entità di incontro specifico di penalisti e criminologi latinoamericani in cui si approfondiscano i temi comuni alle rispettive materie, tenendo  conto delle realtà regionali e delle loro particolarità, tanto sociali, legali, politiche ed economiche, quanto, in particolare, delle strutture dei sistemi penali e delle agenzie che li compongono.

L’ALPEC non ha come obiettivo  quello di competere  o di separarsi dalle associazioni mondiali  che  si occupano  delle  materie  che  le  sono  proprie,  al contrario vuole configurare un foro che coordini una maggiore e migliore partecipazione  della regione  nelle suddette  associazioni. Fino ad oggi  la voce degli  studiosi latinoamericani in queste realtà, sebbene importanta  in qualche

frequenza della comunicazione tra i diversi paesi della regione sta aumentando, potenziata dalle attuali tecnologie,  il che evidenzia l’alta convenienza di una partecipazione  più  coordinata  e ricca nei fori  mondiali,  in conformità  al livello degli studi e dei lavori regionali.

L’ALPEC si propone  di  intensificare l’informazione  sulla produzione scientifica regionale  tra gli  studiosi dei Paesi di riferimento.  Non  sfugge all’osservazione che la tradizione latinoamericana si nutre di fonti di conoscenza diverse da quelle  dell’Europa  e del Nord  America, producendo  opere  con alti livelli di comparazione, fatto  poco frequente nei Paesi in cui emergono  le fonti originarie, i quali generalmente si concentrano sulla propria produzione o quasi esclusivamente su quella  nella propria  lingua.  L’integrazione  di  questa informazione con una migliore  conoscenza della  propria  produzione  regionale risulta indispensabile e produce una sintesi di alta originalità che merita di farsi sentire nei dibattiti  mondiali e in quelli degli altri continenti e regioni.

La diffusione della produzione regionale nei fori mondiali é scarsa. Sebbene lo spagnolo ed il portoghese siano tra le lingue più parlate del pianeta, avendo inoltre  il vantaggio  di  poter  essere reciprocamente  comprensibili  senza grandi difficoltà,  è necessario occuparsi della diffusione  della produzione  scientifica latinoamericana per lo  meno  in lingua  inglese, al fine di  diffonderla  nei paesi centrali e nei fori mondiali, che utilizzano questa lingua come mezzo abituale di comunicazione. La regione conserverà, di certo, le proprie lingue iberiche e deve fare tutto  il possibile affinchè vengano ammesse negli ambiti mondiali, ma non può  ignorare  che  la  comunicazione globalizzata si produce  in  una lingua  di

incontro  comune, in analogia con quanto  avveniva fino a qualche secolo fa in

Europa con il latino.

Molto   probabilmente   in  un  futuro  prossimo  la  tecnica  permetterà  la traduzione meccanizzata dei testi, ma fintanto che non si raggiunga un tale grado di sviluppo, la produzione scientifica regionale non può rimanere emarginata dai dibattiti  nei fori mondaili, che é proprio  quello che spesso accade attualmente. Questo  compito,  che comporta  l’inserimento  della  scienza latinoamericana nei dibattiti  mondiali, supera ampliamente le possibilità degli studiosi ed anche dei Paesi singolarmente considerati, per cui si rende necessario coordinare gli sforzi ed ottimizzare l’impiego delle risorse esistenti.

La penosa situazione attuale creata dalla pubblicità  unica del sicuritismo totalitario  impone che gli studiosi della regione acquisiscano capacità di comunicazione per potersi avvalere degli stessi mezzi,  al fine di neutralizzarlo. Il sicuritismo totalitario  seleziona vittime capaci di generare identificazioni e le promuove  con  crudeltà,  fomentando  sviluppi  patologici,  impedendo  o distraendole  dall’elaborazione  del  lutto  per  la perdita.  A  questa forte discriminazione nell’esibizione  pubblica  della  vittimizzazione non  si può rispondere senza appellare agli stessi mezzi di comunicazione di massa, pertanto gli studiosi seri dovranno disporre delle adeguate conoscenze per poter condurre questa comunicazione sociale. Lo stimolo di questa formazione è indispensabile per  salvare gli  Stati  di  Diritto   della  regione,  oggi  presi  ed  indeboliti   dalla pubblicità  univoca alla quale non se ne contrappone  nessun’altra, cedendo o facendo  un  cattivo  uso  dei  limitati  spazi pubblici  che  comunque  esistono  e debbono essere adeguatamente utilizzati.

asetticità o neutralità di valutazioni. I suoi membri sono coscienti del fatto che le scienze penali  e  criminologiche  non  sono  neutrali  rispetto  al potere,  proprio perchè si occupano di fenomeni del potere. Di conseguenza, la realizzazione dei propri obiettivi  sarà contrassegnata da una maggiore e migliore realizzazione dei Diritti  Umani nella regione ed in particolare nel sistema penale. La difesa della dignità dell’essere umano, l’esclusione e denuncia di ogni pregiudizio discriminatorio  o  gerarchizzante concernente  esseri umani  e  la relativa promozione del rispetto del diritto  ad essere diverso, sono principi che reggono senza eccezioni ogni sua attività.

É innegabile che le società latinoamericane soffrano di gravi stratificazioni, polarizzazioni della ricchezza, esclusione sociale e, in definitiva, enorme disparità di opportunità  per la realizzazione personale dei propri  abitanti. Le stesse forze che hanno ritardato, fermato e fatto retrocedere il suo sviluppo, si rifugiano in una pubblicità  unica di sicuritismo con aspirazione totalitaria, dominante nei mezzi di comunicazione sociale, che minaccia i precari Stati di Diritto  ed invade i discorsi politici  fino a far scomparire da loro qualunque altro contenuto programmatico, data l’impotenza dei protagonisti, intrappolati tra il timore e l’opportunismo. La manipolazione della paura arriva fino agli stessi lavori giuridici e si traduce in un certo beneplacito  di alcuni ambiti  accademici che é necessario denunciare, rendendo  palese il loro  significato autoritario  e reazionario. Di fronte  a questa realtà, l’attività scientifica responsabile nella regione non può fare a meno di assumere  un  atteggiamento   critico,   per  cui  si  farà  sempre  riferimento   al

paradigma  dei  diritti  umani,  così come  positivizzati  nelle  Costituzioni  e  nelle

Convenzioni e Trattati regionali ed universali.

L’indifferenza rispetto  alla violenza tra  le  persone  che appartengono  ai settori più svantaggiati della popolazione é tanto criminale quanto funzionale al mantenimento   della  loro  condizione,  e  questo  sarà  oggetto   di  particolare attenzione nei lavori dell’ALPEC.

L’ALPEC osserverà attentamente i tentativi da parte degli Stati di sottrarsi alle proprie responsabilitá nel sistema penale, specialmente per quanto riguarda la  privatizzazione  della  sicurezza o  l’abbandono   del  servizio  pubblico   della sicurezza, privatizzazione delle carceri ed analoghi stabilimenti nelle loro diverse variabili e qualsiasi altra rinuncia, che con pretesto di maggiore efficacia, porti a capo a favore di concessionari o imprese private. Al contrario, si promuoverà con particolare attenzione il perfezionamento e la professionalizzazione dei servizi di polizia e penitenziari, il rispetto dei loro diritti lavorativi fondamentali ad un salario giusto, riposo adeguato, adeguata preparazione, carriera e stabilità lavorativa, assistenza sociale  e  cura  della  salute  ed  integrità  fisica,  sindacalizzazione e formazione nel rispetto della dignitá umana.

Osserverà attentamente le riforme processuali nella regione, cosí come la creazione di  fori  specializzati e rispettive  leggi,  facendo attenzione che queste ultime  non introducano  espressamente od  occultamente  istituzioni  inquisitorie, che potrebbero  favorire situazioni analoghe alla tortura fisica o psichica, violazione delle garanzie di privacy e difesa, con il pretesto dell’efficacia e del pragmatismo, delegazione  alla polizia di  funzioni giurisdizionali,  polizializzazione dei  pubblici ministeri, estorsione con pretesto di negoziazione e brevitá, introduzione di prove ottenute  in forma illegale e moltiplicazione di residui premoderni, quali presunti

pentiti  ed  agenti  infiltrati  o  qualunque  altra  forma  di  agente  provocatore  o istigatore ufficializzato.

Si terrà conto del sistema di garanzie che circonda la legislazione dei reati minori, avendo cura che le stesse vengano preservate, in particolare, in quegli aspetti che permetterebbero  di trasformarla in uno strumento di penalizzazione della povertà.

L’attuale  utilizzo generalizzato della  custodia  cautelare in  carcere come pena – ad un livello tale che quasi non si impiegano le pene del codice penale, come dimostrato  dal fatto  che l’amplia maggioranza dei detenuti  della regione non sono condannati – deve essere contrastato, ed ogni manipolazione di quest’istituto deve essere denunciata, al fine di ridurlo alla minima espressione di coercizione diretta indispensabile.

La preservazione dell’indipendenza,  imparzialità e pluralismo del potere giudiziario é fondamentale nella regione. Con questo obiettivo  si denuncerà ogni tentativo da parte di qualunque potere politico, economico o mediatico, di agire sui giudici. Verranno promossi i migliori mezzi per la selezione, il reclutamento e la formazione  dei  magistrati  e  del  personale giudiziario  in  generale.  Qualunque lesione ai poteri che sono propri dell’organo giurisdizionale, in particolare la tendenza all’amministrativizzazione delle  funzioni giudiziarie, deve essere denunciata e seriamente criticata. Il funzionamento del potere giudiziario con applicazione di criteri economicistici, deve essere attentamente analizzato ed opportunamente  criticato, tendendo conto del fatto che non si tratta di produrre un maggior numero di sentenze ma di migliorarne la qualità e di superare i ritardi processuali.

Lo stato attuale delle codificazioni penale nella regione é calamitoso. Si é verificato un vero e proprio ritorno ai tempi della precodificazione, con la demolizione  dei  codici  penali  mediante  riforme  puntuali  inconsulte che destrutturano     tutto   il  sistema:  fissazione di  pene  che  non  mantengono  la relazione con la lesione del bene giuridico,  introduzione di reati senza pericolo (pericolo astratto o presunzione di pericolo), reati senza lesione del bene giuridico mediante la spiritualizzazione o clonazione di quest’ultimo  e un’amplissima legislazione penale speciale non codificata. L’ALPEC promuoverà commissioni e giornate di legislazione e diritto  comparato e convocherà specialisti per stabilire regole comuni di codificazione penale, processuale, e di esecuzione penale nella regione. Collaborerà, altresì, con gli studiosi dei Paesi che si trovino a lavorare su processi di ricodificazione penale.

L’ALPEC promuoverà le ricerche sul campo che siano necessarie per una migliore e più chiara comprensione dell’operatività  dei suoi sistemi penali e del controllo sociale punitivo nella regione. Il sicuritismo totalitario promuove riforme che non presentano alcuna base di  fatto,  poichè  si tratta  di  pura propaganda politica  senza contenuto.  Soltanto le ricerche di campo possono neutralizzare i suoi dogmi  ripetitivi.  D’altra parte, esiste, senza dubbio,  nella regione  una considerevole conflittività  violenta che nella sua quasi totalità  é prodotto  delle tristi alternative del suo sviluppo negli ultimi decenni del secolo scorso. Sebbene in buona misura questa conflittività  si risolverà con il ritorno a ritmi accelerati di sviluppo ed opportunità,  intanto si deve diagnosticare il quadro di situazione per tamponare la violenza ed accelerare il superamento dell’esclusione e della marginalità  sociale. Quest’impresa é impossibile  senza una ricerca orientata  a quest’obiettivo.

In particolare, l’ALPEC si oppone alle tendenze che cercano, sulla base di ricerche genetiche, di ridurre nuovamente la criminologia  ad un biologismo  che porta  inevitabilmente  ad  una  nuova  gerarchizzazione degli  esseri umani.  La regione   ha,  per   lungo   tempo,   sofferto   il  riduzionismo  biologicista   con  il positivismo criminologico  del XIX secolo e della prima parte del secolo scorso, con la relativa carica di razzismo e classismo che ha legittimato  ogni tipo di abuso da parte delle forze di polizia e di pratiche selettive che, in ultima analisi, tendono alla soppressione di  esseri umani  e  alla cancellazione stessa del  concetto  di persona.  La  triste  espansione  di  programmi  di  origine  veterinaria  all’essere umano, iniziata negli Stati Uniti più di un secolo fa, con le leggi di sterilizzazione forzata che hanno impedito  la nascita di migliaia di persone e che hanno avuto il loro culmine nella Germania nazista con la soppressione fisica di vari milioni, deve mettere in guardia la criminologia regionale rispetto a questa nuova avanzata del riduzionismo.

Parimenti, l’ALPEC deve denunciare qualunque tentativo di introdurre nella regione  una pretesa  criminologia  economica  o  pragmatica,  che  tenga  conto soltanto delle variabili di costi ed efficacia.

Sul piano giuridico  si dovranno evitare le costruzioni che si rifugino in un idealismo che pretenda  di essere adatto a qualunque paese del mondo  e che, dunque,  non  consideri  dati  concreti  della  realtà,  senza tenere  in  conto  che qualsiasi costruzione é un progetto  di giurisprudenza che si traduce in inevitabili effetti sociali ed individuali.

La vittimizzazione nella regione si ripartisce in maniera iniqua e selettiva, analogamente a quanto accade con la criminalizzazione e, disgraziatamente, di solito ricade sugli stessi settori esclusi ed emarginati. L’analisi della vittimizzazioni

e gli studi di campo al riguardo sono indispensabili, così come lo é tutto ciò che sia possibile per alleviare la situazione delle vittime e ridurre i loro rischi.

É  innegabile  che  esista  nella  regione  una  tendenza  che,  al  di  fuori dell’ambito  del diritto  internazionale e ad esso contraria, cerca di criminalizzare brutalmente   i  bambini   e  gli   adolescenti   delle   classi  piú   svantaggiate  ed emarginate,  imponendo  loro  le stesse pene  degli  adulti,  gettandoli  in carceri dissimulate con un alto livello di crudeltà di trattamento, che condizionano, così, carriere criminali irreversibili e, quindi,  procurano un effetto  chiaramente riproduttore  del sistema, senza tenere conto della minore possibilità di rimprovero penale, trattandosi  di  soggetti  ancora in etá evolutiva.  L’ALPEC affronterà apertamente questa tendenza e sosterrà le legislazioni specializzate inquadrate nei principi internazionali e nel rispetto che i bambini e gli adolescenti meritano come persone e, dunque, portatori delle stesse garanzie degli adulti.

L’ALPEC  appoggerà   ogni   iniziativa  di   perfezionamento   del   sistema regionale di Diritti Umani e lo sviluppo della giustizia penale internazionale contro i crimini di Stato, nel senso di una maggiore e miglior trasparenza ed imparzialità.

Imagen tomada de: http://www.aladpc.com

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